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'Bisogna sempre partire dalla propria vita'.

Intervista all'attore e regista pugliese Sergio Rubini, sul set del workshop cinematografico 'Ciak si gira'.

 Di Ilaria  Di Lascia - Foggia&Foggia n.457-14.10.11.

 Un incontro professionale e umano, un 'opportunità sia per chi lo sostiene che per chi lo conduce'. Cosí Sergio Rubini ha definito il workshop pratico da lui condotto, organizzato da La Bottega dell'attore - Teatro Studio Dauno, tenutosi lo scorso 8 e 9 ottobre. Un'occasione
unica per aspiranti registi, attori e sceneggiatori arrivati a Foggia da ogni parte del Sud Italia, e non solo, che per due giorni hanno lavorato a stretto contatto con il regista pugliese. C'eravamo anche noi, grazie all'ospitalità della Cittadella della comunicazione 'Mediafarm' e alla cortesia del direttore della Bottega dell 'attore, Pino Bruno, che ci ha permesso di poter assistere alle lezioni sul set. Perché di un vero e proprio set si trattava. Sergio Rubini, con l'occhio attento e severo del
regista, Alternando diversi 'ciak azione' e rifacciamola', dava precise direttive ai ragazzi del corso, come durante le riprese di un film.
Siamo riusciti a scambiare due parole con lui, che ci ha concesso per primi un'intervista, con la pacata gentilezza e la disponibilità che soltanto i veri professionisti posseggono.

Signor Rubini, nei suoi film c'é molto di sé e della sua vita. Quanto é importante per un regista parlare della propria storia e cosa non dovrebbe mai mettere di sé nel suo lavoro?

Penso che un regista non possa che partire dalla propria vita, sia quando la racconta in maniera diretta ma anche quando fai un film di genere. Raccontando metti sempre in ballo la tua vita, non si puó prescindere dalla propria biografia.

Quanto avverte il peso, se lo avverte, di esportare una cultura, il dialetto di una terra, che é la sua, la nostra. O magari é piú facile perché 'gioca in casa'?

Quando vengo a girare in Puglia gioco in casa, é vero, ma é piú difficile perché siamo meno abituati a raccontare la nostra autenticità. Venire a girare qui significa mettermi a nudo e l'uomo con difficoltà si denuda. Ma il mestiere che faccio prevede proprio questo.

Quando uscí il suo film 'Colpo d'occhio' aveva dichiarato che voleva essere una difesa al dilettantismo, ma non pensa che oggi con tutte le nuove tecnologie al servizio dei piú, ci sia troppa gente che si improvvisa attore o regista?

E' una vecchia storia questa, peró io trovo che nel dilettantismo ci sia immediatezza e freschezza e che delle volte riservi delle vere sorprese. Secondo me il nostro mestiere é rovinato piú dalla convinzione di saperlo fare. Al cinema italiano d'oggi manca proprio questo: la sperimentazione, investire sui giovani. A dire il vero la ricerca é quello che manca in generale in questo Paese, un pó in ogni ambito, in quello scientifico, culturale...Nel nostro campo, poi, se non ci si muove nella direzione della sperimentazione si finisce a fare il repertorio. E con il repertorio non si progredisce. Quando la rivedremo sul grande schermo? Ho scritto un film che conto di girare l'anno prossimo e intanto sto lavorando nell'opera seconda di Susanna Nicchiarelli, con la quale avevo già lavorato nel 'Cosmonauta.