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Presentato ieri il libro di Francesca Massaro, "Il cinema come nessuno ve l'ha mai raccontato"

E' stato presentato ieri sera nella sezione "FFF – Library", al Consorzio Start Capitanata (piazza Federico II), "Il cinema come nessuno ve l'ha mai raccontato" di Francesca Romana Massaro, giornalista professionista appassionata della settima arte, nonché figlia di Gianni Massaro (il famoso avvocato di Cinecittà, anche ex-presidente di Anica). L'appuntamento tra cinema e saggistica, che ha visto la partecipazione dell'autrice del libro, è stato moderato dal giornalista Roberto Parisi.
Durante l'incontro l'autrice romana ha sviscerato le parti salienti della pubblicazione, ispirata all'esperienza diretta del padre e articolata in interviste ai divi e ricerche d'archivio sui film che hanno fatto la storia del cinema di casa nostra (e non solo), svelando aneddoti e curiosità sulle cause legali intraprese dal mondo del grande schermo italiano. 
Un libro di grande valenza sociologica (oltre che artistica) poiché attraverso i contenziosi legali e le censure che hanno riguardato pellicole come "Il decameron"di Pierpaolo Pasolini, "Amici miei atto II" di Mario Monicelli o "Il portiere di notte" di Liliana Cavani, si può comprendere come il cinema abbia contribuito all'evoluzione culturale e giurisprudenziale della società italiana, dagli anni '60 fino ad oggi.
"Questo libro è fortemente legato alla figura umana e professionale di mio padre – ha affermato l'autrice durante la presentazione del volume -. Prima della sua morte, ci eravamo ripromessi di scriverlo a 4 mani. Io ho solo portato a termine, ampliandole, le memorie che papà aveva iniziato a redigere circa le cause legali riguardanti i film di Pasolini, che egli aveva difeso durante la sua carriera di avvocato".
"La differenza tra le censure che i film ricevevano decine d'anni fa rispetto a quelle di oggi – ha continuato la Massaro - non consiste tanto nell'abbattimento delle barriere ideologiche della collettività, alcune delle quali sono rimaste intatte, ma nel fatto che adesso c'è una giurisprudenza a cui potersi affidare, e che, già in passato, ha dato ragione a registi e attori accusati di offendere il 'comune senso del pudore'".
La giornalista romana ha citato, quindi, alcuni esempi, anche molto curiosi, dell'ampia casistica di riferimento sulla censura cinematografica del passato, contenuta nel suo libro. "C'è stato un periodo in cui le associazioni cattoliche e le famiglie denunciavano i film di Pasolini – ha spiegato l'autrice - non appena uscivano nelle sale, a volte, senza nemmeno averli visti. Capitò che delle suore entrarono di soppiatto in sala durante la proiezione di uno di questi film con il preciso intento di sporgere querela alla prima scena ritenuta 'immorale'. Ma, durante la proiezione, al posto di alzarsi sdegnate e dirigersi in questura, restarono, affascinate, a guardare tutto il lungometraggio. Quando le luci si accesero in sala, gli spettatori notarono la loro presenza. Che figura ci fecero!"
Non solo censure alle pellicole ma anche alla cartellonistica dei film. Così, ha sottolineato la giornalista romana, "sulla locandina de 'Il portiere di notte', a Charlotte Rampling, inizialmente raffigurata a seni nudi, venne successivamente aggiunta una canotta; a Rita Hayworth venne addirittura ridotto il seno nella locandina di 'Gilda'".
Ospite d'eccezione della presentazione foggiana de "Il cinema come nessuno ve l'ha mai raccontato" è stato Ferruccio Castronuovo (storico aiuto-regista e assistente di Federico Fellini) che ha confermato la sintesi della Massaro con la sua esperienza.
"All'epoca – ha ricordato Castronuovo – i film con modelle e ballerine si giravano in due versioni. A seno nudo per la distrubuzione francese e a seno coperto per quella italiana".

Fabrizio Sereno - Ufficio stampa FFF