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La lezione a tutto tondo di Rubini ha chiuso in bellezza la seconda edizione del Foggia Film Festival

Il Foggia Film Festival si è concluso con un prezioso momento di cinema: la "lezione" di Sergio Rubini (presidente di giuria in questa seconda edizione della kermesse), tenutasi ieri sera e moderata dalla giornalista Tommi Guerrieri, nella sala 3 della Città del Cinema.
L'interessantissima conversazione con il pubblico che ha visto protagonista il grande regista pugliese è andata in scena subito dopo la proiezione di "Colpo d'occhio" (film di Rubini del 2008), precedendo inoltre la cerimonia di premiazione delle opere in concorso al Foggia Film Festival (presentata da Tony Di Corcia) in cui sono intervenuti, oltre ai vincitori delle sezioni competitive e delle menzioni speciali, lo stesso Rubini, Cristina De Pin (showgirl del panorama televisivo nazionale, attualmente impegnata sul set del film "Sarebbe stato facile"), Sandro Placido (agente cinematografico), Marco Cucurnia (storico assistente alla regia di Mario Monicelli), il produttore Angelo Bassi, Lucia Di Spirito (redattrice del settimanale "Tv Sorrisi e Canzoni") e altri ospiti del settore.
Di seguito i capitoli e i temi affrontati da Rubini durante l'intervista-conversazione a cura di Tommi Guerrieri:

Rubini e il Foggia Film Festival – "Sono affezionato a questa kermesse, a cui ho partecipato l'anno scorso e di cui mi sento un po' il padrino. Tutti i festival di cinema vanno salutati con favore perché sono occasione di crescita, soprattutto per le nuove generazioni. Che questa rassegna mette al centro, per esempio, con le "Lezioni di cinema" aperte agli allievi della 'Bottega dell'attore'. Una formula che vede me, insieme ad altri attori e registi, come maestri dei ragazzi, in materia di cinema. Una formula che mi è piaciuta tanto da esportarla anche in altre piazze d'Italia. Anche se, non essendo un professore, non mi avvalgo troppo della teoria. Durante queste lezioni, infatti, preferisco entrare direttamente nella parte operativa, lavorando con i giovani come si fa sui set veri".

Rubini, il futuro del cinema e la tv - "Mi piacciono i film che contemplino qualità e fruibilità commerciale. Non mi piacciono invece le pellicole pensate con l'unico scopo di vendere o di fare incetta di pubblicità: questo tipo di film per me sono un po' come quei 'tramezzini di plastica' che si trovano nei supermercati. Purtroppo il cinema, attualmente, sempre più spesso viene finanziato dalla televisione. Così è costretto a seguire i trend e le logiche di mercato della tv, che sono sottoposte alla pubblicità. Sapete come vengono realizzate le fiction? Allora, una ditta di lamette, per esempio, vuole vendere il proprio prodotto. Per far ciò realizza indagini di mercato sul target di persone che più utilizzano quel prodotto e sullo stile di vita di quelle stesse persone. Così chiama le produzioni televisive e commissiona una fiction in cui i protagonisti dovranno riprodurre i profili delle persone a cui si vogliono vendere, in questo caso, le lamette. Ovvio che all'interno della stessa fiction ci saranno scene in cui gli attori si radono con la lametta.
Ecco che si può capire come la produzione dei film segua, al giorno d'oggi, prima il marketing e poi le idee artistiche. Dovrebbe essere viceversa. Se il cinema continuerà a seguire le logiche della tv, il suo futuro non sarà roseo.
All'inizio la televisione è entrata nelle case degli italiani come un mezzo amichevole e didattico ma ora si sta trasformando in un mostro molto pericoloso. Credo che vada regolamentata. Sta deviando anche le logiche del teatro e del cinema".

Le funzioni dell'attore e del regista - "Il rapporto tra attore e regista è un po' come il rapporto tra padre e figlio, dove il padre impone regole e consiglia e il figlio segue i dettami del padre. Cosa mi piace fare di più, se il regista o l'attore? Entrambe le cose. Mi colloco a metà. La regia di un film è un'attività carica di responsabilità ma anche più sicura. Ho molto rispetto anche per il mestiere di attore, perché sottopone a un continuo adattamento alle direttive del regista ed è inoltre carico di insicurezze, non facili da gestire, come quando ti ritrovi passeggero nella macchina di una persona che non conosci e sei costretto ad affidarti alla sua guida. Il mestiere dell'attore mi piace inoltre perché lo associo alla giovinezza: personalmente, mi fa tornare ragazzo. La regia è invece una esperienza più legata alla maturità, con tutti i suoi pregi e difetti".

L'esperienza con Fellini - "Ho avuto la fortuna, in gioventù, di lavorare con Fellini. Un vero 'gigante della regia'. Quando entrava sul set avevo l'impressione che i muri scricchiolassero. Fu colpito da me perché diceva che io, a differenza di tutti gli altri attori, ero uguale sia in foto che dal vivo. Fellini sosteneva che i film pre-esistono in un Olimpo ideale del cinema. Così, il compito del registi è quello di tirarli giù, portandoli in terra. Secondo Federico, i registi più bravi riescono a carpire i film posti in cima all'Olimpo, quelli meno bravi colgono i film situati più in basso, in questa sorta di luogo ideale del grande schermo.
Quando ho lavorato con Federico, lui aveva l'abitudine di chiamarmi molto presto la mattina. Voleva intrattenere con me conversazioni e pareri sulle notizie di cinema e non solo. All'epoca avevo 25 anni e volevo che Fellini avesse una buona impressione di me: quando avevo il sentore che mi potesse chiamare, mettevo la sveglia molto presto, facevo esercizi sulla voce, cosicché non mi sorprendesse con la bocca impastata di sonno. Pensavo di 'fregarlo', ma era lui che fregava me, perché mi stava insegnando a svegliarmi presto la mattina. Mi stava insegnando che chiunque voglia gettare uno sguardo cinematografico sul mondo non può 'stare a dormire', deve vivere la giornata interamente, deve inseguire la luce, elemento fondamentale per i prodotti del grande schermo".

Il giudizio di Rubini sulle sue opere - "Avendo girato il mio primo film da attore a 21 anni, e da regista a 29 anni, sono abbastanza abituato a riveder me stesso e i miei film sullo schermo. Ma, tuttora, mantengo un atteggiamento critico verso i miei lavori, che sono comunque il frutto di una sintesi tra tutto il materiale che riprendo sul set e il lavoro di montaggio e di post-produzione affidato ai miei tecnici. Questi ultimi sono persone di cui mi fido ciecamente. Non potrebbe essere altrimenti perché quando porti al montatore tutto il tuo girato, frutto dei tuoi pensieri e sentimenti più intimi, è come se ti denudassi davanti all'altro".

Rubini e il teatro - "Non sono molto avvezzo agli spettacoli teatrali classici, perché vedo in essi troppo infingimento. Li reputo quasi dei 'pezzi da museo'. Ecco perché anche quando lavoro in teatro propongo formule diverse da un certo modello drammaturgico. Nel mio ultimo spettacolo "A cuor contento", per esempio, rendo omaggio ai grandi maestri del teatro e della letteratura attraverso un reading, formula che ritengo più vera, più sincera".

Rubini e la musica - "La musica per me è fondamentale. Credo che abbia una doppia funzione: può ricalcare il tuo stato d'animo e può trasformarlo secondo le tue volontà. Mi piace molto la classica per esempio. E so che se voglio un po' di relax devo ascoltare Bach, ma se ho bisogno, pur controvoglia, di mettermi in attività, Mozart è quello che ci vuole. Qualche volta, devo ammetterlo, con le mie teorie bizzarre sulla musica, ho dato filo da torcere agli autori delle mie colonne sonore".

La figura del sognatore - "Mi reputo un sognatore, ma purtroppo in questo paese i sognatori non vengono visti con molta simpatia. In Francia, per esempio, quando ti vogliono fare un complimento ti dicono 'sei un poeta', 'sei un artista' oppure 'sei un sognatore'. In Italia, invece, le stesse affermazioni diventano quasi un'offesa. Ho goduto molto quando, in occasione della sua morte, Steve Jobs e tutto ciò che ha rappresentato, sono stati esaltati dal mondo intero. Jobs è l'autentica dimostrazione che i sognatori possono cambiare il mondo".

Rubini, Margherita Buy e l'amore - "Avevo poco più di vent'anni quando ho conosciuto Margherita. L'ho notata durante un suo spettacolo al Teatro dell'Orologio, un piccolo palcoscenico romano. Sono stato il suo primo agente cinematografico e il suo primo compagno sul set. Poi l'ho sposata e successivamente ci siamo anche divorziati. Ma l'affetto e la stima per lei sono sempre vivi in me. E' la donna che riesco a immaginare in tutte le salse, per tutte le stagioni: riesco a figurarmela in costume da bagno piuttosto che in tuta da sci.
In gioventù ho combinato parecchi guai in amore. Ora sono più sereno da questo punto di vista, e questo mi porta a incanalare molto meglio le energie che spendo nel mio lavoro".


Fabrizio Sereno - Ufficio stampa FFF