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Il tempo di raccogliere i frutti

Il documentario “Monaco, Italia” del regista Alessandro Melazzini vince il premio del pubblico all’Internationale Grenzland-Filmtage di Selb e una menzione speciale al Foggia Film Festival.

Bei den diesjährigen Grenzland-Filmtagen in Selb / Oberfranken ging der Publikumspreis in der Rubrik Dokumentarfilm an den Regisseur Alessandro Melazzini mit seinem Werk „Monaco, Italia“. Eine lobende Erwähnung hat die Dokumentation ebenfalls beim Film Festival in Foggia bekommen.


Simona Morani

Monaco, 2 maggio 2012.

Dopo oltre quaranta proiezioni tra Italia e Germania del suo primo film documentario realizzato da autodidatta nel 2011, per il trentottenne giornalista e regista Alessandro Melazzini è arrivato il momento di raccogliere i frutti.

In una sola settimana “Monaco, Italia: storie di arrivi in Germania” ha portato a casa ben due riconoscimenti: il premio del pubblico 2012 all’Internationale Grenzland-Filmtage di Selb, e la menzione di merito al recente Film Festival di Foggia, dove a presiedere la giuria era chiamato il regista e attore Sergio Rubini.

“Rubini l’ho conosciuto perché è stato ospite della serata. - ci racconta il giovane regista originario di Sondrio ma da quasi un decennio residente nella capitale bavarese - Ha trovato stimolante il messaggio del mio film, e il fatto di avere scelto storie e protagonisti poco conosciuti invece di girare un documentario su personaggi già famosi. Gli italiani in Germania sono ancora un tema non approfondito e quindi mi ha fatto piacere che Rubini lo abbia apprezzato.”

“Credo che il punto di forza di questo film siano i personaggi, - commenta poi, riferendosi al premio vinto al festival di Selb - Sono personaggi autentici e il pubblico lo sente e lo apprezza. Penso sia una cosa che si noti poiché a conclusione della proiezione ci sono sempre molte domande, si creano dibattiti, c’è chi è contento e chi non lo è, ma comunque nessuno rimane indifferente.”

Di pubblico “Monaco, Italia” ne ha incontrato parecchio in questi affollatissimi mesi di appuntamenti, a partire dal gennaio 2011 a Roma, mese della premiere italiana, proseguendo nel luglio scorso, quando il cinema Arri Kino ha ospitato la premiere tedesca. Sin dalla sua prima proiezione romana il documentario ha viaggiato in lungo e in largo, visto sale piccole e grandi, partecipando a vari festival, catturando l’attenzione di spettatori incuriositi dalle vite di emigranti che hanno lasciato la loro patria per ricominciare una nuova vita all’estero.

“Ho dovuto abbattere alcune diffidenze. - confessa Alessandro al tavolo di un locale di Schwabing - La prima è la diffidenza di chi, sentendo parlare di questo film o venendo al cinema per vederlo, si aspettava il mero resoconto delle storie delle persone intervistate. Piuttosto ho cercato di realizzare qualcosa che fosse più di un resoconto sull’emigrazione odierna, volevo che il film narrasse in controluce cosa significa andare via dall’Italia oggi: non più con la disperazione dell’emigrazione degli anni settanta, ma con l’amarezza di partire mista al piacere di vedere lentamente concretizzarsi le piccole ambizioni che in patria sembravano impossibili. E poi la diffidenza di un titolo che pone delle limitazioni geografiche: perché il titolo “Monaco, Italia” sembra circoscrivere il tema dell’emigrazione ad un’area ristretta, ma il percorso che viene raccontato è molto simile a quello di tante altre persone emigrate in altre città e in altri paesi. Addirittura a una proiezione a Norimberga è venuta a parlarmi una signora che dalla Sassonia si era trasferita alla Franconia vent’anni fa, dopo la caduta del Muro. Questa spettatrice mi ha fatto i complimenti perché si è sentita raccontata. Se addirittura una donna tedesca proveniente dalla Germania Est si sente raccontata in un film che parla di italiani in Germania significa forse che l’opera trasmette qualcosa di più di un resoconto, ma è anche simbolico: è la narrazione di uno stato d’animo più generale.”

Tra le varie proiezioni, un momento importante è stata l’invito al Senato della Repubblica a Roma, il 28 febbraio scorso, grazie all’interesse del senatore Claudio Micheloni che si è attivato per organizzare la serata. L’evento ha riscosso elogi da senatori e deputati, e ha sicuramente aumentato la curiosità da parte di istituzioni e di pubblico verso questo film.

“Quando a presentare il film partecipa anche Claudio Cumani, amico e protagonista, il dibattito verte spesso sulla politica d’immigrazione tedesca e sulle magagne del sistema scolastico bavarese, quando lo presento da solo varie domande fanno riferimento anche alle modalità di produzione dell’opera e alle scelte di regia. In tutti e due i casi le numerose proiezioni mi hanno insegnato che quando fai un’opera, quest’opera non è più tua, ma del pubblico. Lo spettatore se ne appropria e la giudica secondo i suoi criteri che a volte combaciano con quelli dell’autore, e altre no. - racconta Alessandro – A volte mi capita di sentire valutazioni molto strane a cui io non sarei mai arrivato. Di recente, alla proiezione del film all’Amerika House di Monaco, un signore ha criticato il fatto che nel film non comparissero i Gastarbeiter e non si mostrassero storie di successo scolastico. In realtà, tra i protagonisti compare anche la famiglia Lando, proprio una famiglia di Gastarbeiter. E c’è Roberto Gusmini, il giovane studente orgoglioso di essere un ingegnere tedesco. Sembrava proprio che quello spettatore avesse visto un altro film. Quando mi succedono simili episodi mi sento spiazzato, ma credo che questo accada in qualsiasi attività artistica. Cerco di prendere queste critiche per fare nascere spunti produttivi e costruttivi.”

Non soltanto il film ha girato di sala in sala tra i due paesi, ma anche lo stesso Melazzini si è mostrato molto disponibile a prendere la valigia e incontrare personalmente il suo pubblico, cosa che gli ha permesso di auto-analizzare il proprio lavoro.

“Naturalmente, dopo avere guardato il mio film così tante volte, mi è capitato di notare particolari che oggi cambierei. La mia aspirazione era quella di fare un film che lo spettatore avesse voglia di rivedere, e posso dire di avere raggiunto il mio scopo perché tutte le persone che lo vedono una seconda volta notano nuovi e inaspettati particolari. Se lo rifacessi oggi, farei più riprese, seguirei di più le attività lavorative dei personaggi, etc. Ma allora avevo poco tempo ed ero completamente autodidatta. D’altra parte sono dell’idea che più lo stile è sobrio, meglio è. Quindi prendo atto dei lati positivi e negativi del film per migliorarmi e utilizzare quanto imparato da questa esperienza per i miei prossimi progetti.”

Il viaggio di “Monaco, Italia” non si ferma qui: nei prossimi mesi il film verrà proiettato a Cassino, Bamberga, Osnabrück e Wolfsburg.

Per informazioni su tutte le date in Italia e Germania sul video ufficiale di “Monaco, Italia”: www.monacoitalia.com e www.facebook.com/monacoitalia