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I Segreti di Osage County – La Recensione di Film.it

Meryl Streep a pieno regime. Ma è Julia Roberts a fare di meglio in questo family dramma teatrale.

Meryl Streep in versione scatenata. Peccato che l'occasione capiti con il personaggio meno simpatico di tutta la sua carriera: quello di una “mater familias” impasticcata, pronta a sputare sentenze e rendere la vita difficile alle sue figlie. La presenza della più grande attrice domina l'intero film, aleggiando perfino quando non è in scena. Anche a rischio di infastidire chi guarda. Meno male che I segreti di Osage County si affida anche a un cast corale, uno dei più solidi visti negli ultimi tempi.

Se la Streep, infatti, va a ruota libera, Julia Roberts le tiene testa per gran parte del tempo dando vita a un personaggio più interessante, quello della figlia che ha abbandonato i genitori per farsi una vita. Una donna perfetta come capro espiatorio dell'intera crisi di una famiglia. L'ex Pretty Woman presenta un registro di espressioni ed emozioni in sottrazione nei panni di una donna a un passo dal divorzio, con figlia ribelle a carico. Un ruolo maturo più efficace nei suoi silenzi che alle prese con duelli verbali (e non) contro la Streep.

Qualche panoramica dei paesaggi dell'Oklahoma non basta però a elevare cinematograficamente un film troppo schiavo del testo teatrale da cui è stato adattato. Lo scrittore Tracy Letts (anche sceneggiatore) utilizza gli strumenti migliori per frantumare quello che sta in superficie nella provincia americana e scavare alla ricerca di materiale narrativo ed emotivo d'impatto. Non si tratta però di materiale di prima qualità (come nel caso del precedente Killer Joe): mai veramente originale e mal distribuito nel susseguirsi di colpi di scena che riempiono il terzo atto. D'altra parte è vero che alcune sequenze del film presentano dialoghi affilati in grado di dare una botta di adrenalina a una messa in scena altrimenti piatta.

Pellicola classica all'interno del genere “distruzione della famiglia americana”, Osage County è una di quelle pièce in cui al regista basta premere "Rec" e lasciare il set in mano ai suoi attori (o in balia di essi). L'ottimo cast  femminile batte di gran lunga gli uomini in scena, ad eccezione di Chris Cooper sempre perfetto nei suoi ruoli comicamente disperati. Lo stesso non si può dire di Sam Shephard, ormai chiamato dalle produzioni solo per incarnare l'americano di provincia (una specie di "duro spirituale") in una serie di ruoli cloni e non più memorabili.

01.02.2014

Autore: Pierpaolo Festa

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